andrea con lo zioDurante il Cosbel Children, il campo estivo che ogni anno organizziamo per i bambini sieropositivi, c’è un momento di condivisione, un gruppo di ascolto, ed è proprio lì che abbiamo scoperto la storia di Andrea e Jimmy. Andrea faceva fatica a parlarne, ma si vedeva che ne aveva bisogno nonostante il nodo che sentiva in gola. Finché un giorno non ha preso coraggio e ci ha raccontato che era stato cacciato via da casa da suo papà quando aveva solo 5 anni. Ora Andrea ha dieci anni, ma questo avvenimento lo ha così profondamente segnato che è come se fosse avvenuto il giorno prima tanto è vivo nella sua memoria.

Quando gli abbiamo chiesto di sua madre ci ha spiegato che la mamma era stata ripudiata dal marito prima ancora che lui nascesse e che da allora, viveva facendo ogni tipo di lavoro che le dava la possibilità di guadagnare qualcosa: lavava le pentole presso gli alberghi, lavorava nei campi, eccetera.
Dopo la nascita di Andrea, la mamma aveva trovato un nuovo compagno e poco dopo era nato anche Jimmy. Nel periodo subito successivo a questa gravidanza la sua salute si era fatta precaria e dopo diversi controlli era emerso che aveva un cancro al collo dell’utero.

La sua prima preoccupazione era stata quella di sistemare suo figlio Andrea. Perciò, mamma Rosa senza preparare un minimo l’incontro, lo aveva informato che sarebbero andati a casa di suo padre Roberto che viveva con altri 5 figli.
Il signor Roberto in quel periodo non stava bene a causa della malaria, e visto che all’epoca del ripudio non era stato messo al corrente di quella maternità, rimase molto sorpreso dalla notizia e coprì il bambino di insulti e minacce. andrea e jimmySi sentì preso in giro, come se volessero dargli un altro figlio di cui farsi carico per sbarazzarsene. Il bambino rimase terrorizzato da quella reazione così violenta e scappò nella foresta dove rimase nascosto per due giorni, finché non venne ritrovato dalla gente del villaggio. Fu quindi riportato a casa dalla mamma perché non era impossibile per lui rimanere con il padre e gli altri suoi fratelli.
Nonostante fossero passati cinque anni dall’accaduto, il trauma era ancora vivo e il timore di un possibile incontro con suo padre lo lasciava paralizzato dalla paura.

Ci siamo chieste a lungo cosa potessimo fare per questo bambino che viveva nel terrore di essere ucciso o aggredito da suo padre. Così siamo andati a trovarlo a casa sua. Quando siamo arrivati era dentro la capanna, con il fratellino, la porta era socchiusa e giocavano silenziosi. Ci conoscevano bene, quindi al nostro arrivo sono usciti a salutarci. La mamma non c’era perché era andata a fare la spesa. Abbiamo potuto parlare a lungo serenamente e liberamente con Andrea.
Quando la mamma è tornata, ci ha aiutato a capire meglio l’accaduto. La signora, davanti alla nostra disponibilità ad ascoltarla, ci ha anche raccontato che nella casa dove vivevano erano ospiti non graditi, perché il proprietario voleva venderla, ma che lei non sapeva dove andare.
andrea zia e cuginettiL’unico membro della sua famiglia con cui era ancora in contatto era il fratello maggiore che però abitava molto lontano e la povertà non le permetteva un viaggio così dispendioso.
Abbiamo quindi deciso di accompagnali e dopo aver avvertito il fratello, nel giro di pochi giorni abbiamo caricato l’auto delle poche cose che avevano, più un po’ di cibo come aiuto alla famiglia del fratello, e li abbiamo portati là.

L’accoglienza dello zio, il caldo benvenuto di sua moglie e l’accorrere dei cuginetti per salutare i cugini che venivano da lontano sono stati come balsamo sul cuore ferito di Andrea. Lo zio gli teneva la mano con affetto e rispetto. I cuginetti li pregavano di rimanere. Quella era la loro terra e lì c’erano tutti i loro familiari.
I bambini guardavano la mamma con gioia infinita, mentre lo zio confermava alla sorella che li avrebbe presentati al clan e che sarebbero divenuti parte della famiglia.
Lo sgomento e l’angoscia si sono dissolti grazie al calore e all’accoglienza della famiglia e del clan. Finalmente Andrea si sentiva rassicurato dalla figura dello zio che lo faceva sentire protetto.

Carissimi amici, abbiamo già programmato anche per quest’anno la data del campo estivo dei bambini e abbiamo capito quanto sia importante per noi l’ascoltarli. Vi chiedo di accompagnarci con la vostra preghiera perché possiamo vedere la strada che il Signore ci indica per il bene di questi piccoli.
La gioia di Andrea e Jimmy, la dobbiamo a voi, senza il vostro aiuto per il Cosbel Children, non saremmo mai venuti a conoscenza della loro sofferenza e ora vivrebbero ancora nel disagio. Che il Signore vi ricompensi. Possa la Misericordia di Dio risplendere su di voi e riempirvi della sua Pace.

Sr. Maria Marrone  

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