maria jose ecuadorL'Ecuador è con un cuore ristretto di paura, irrequieto, preoccupato, in attesa di tutto ciò che stiamo vivendo in questi giorni a causa della pandemia. È il secondo paese del continente americano con il maggior numero di morti per il Covid 19. Il governo ha decretato che fino al 5 aprile l'intero paese "resta a casa", con un coprifuoco che inizia alle 14:00.

La zona più colpita è Guayakil, dove gli ospedali sono al collasso e si è innescato il problema di come e dove seppellire i morti. Coloro che non ce la fanno rimangono abbandonati nelle proprie case o portati dalle famiglie con carrelli in strada e lasciati lì: non hanno modo di potersi occupare di loro, non c’è nessun aiuto per questo.
Ormai siamo in piena fase di espansione della pandemia ma viviamo sperando che le misure del governo stiano già dando i loro frutti.

Un'altra preoccupazione nella popolazione è la dimensione economica, in particolare per quelli che vivono il loro lavoro alla giornata: venditori ambulanti, piccole imprese, ecc. Ci sono interi settori della popolazione che non possono più continuare senza lavorare, poiché non hanno più cibo.
Questa domenica il governo probabilmente alzerà le misure di totale isolamento e potranno andare a lavorare solo le persone che abitano in province che non sono state molto colpite dalla malattia; per tutti gli altri l’imperativo è uno solo: restare a casa.

Le suore di Santa Maria de los Cayapas mantengono la quarantena all'interno della casa.
La regione di Esmeraldas non è stata molto colpita dalla malattia, almeno secondo le statistiche, anche se la gente pensa che il governo non racconti la piena verità.
Abbiamo la sensazione che le statistiche purtroppo non siano del tutto reali, temiamo che ci siano molti altri casi positivi, ma non ci sono test per comprovare ciò.
santa maria de los cayapasSperiamo tutti che il virus non ci raggiunga qui, altrimenti sarebbe un disastro a causa della mancanza di assistenza sanitaria.
Nella missione c'è una stanza in cui vengono venduti i materiali per cucire e l'abbiamo temporaneamente chiusa. È un modo di dire alle persone che vengono a comprare in questo momento: "devi restare a casa".

Qui in Esmeraldas tanta gente ancora crede che non esista alcun contagio. E tale convinzione può essere mortale perché porta le persone a non seguire la regola di stare a casa come sta avvenendo a Santa Maria e temiamo che quando si renderanno conto della realtà sarà già troppo tardi, e il contagio avrà già numeri alti.
Preghiamo ogni giorno in comunità il rosario per i malati, i parenti e il personale sanitario di tutto il mondo, con momenti di adorazione più lunghi.
Usiamo Internet per essere vicini ai nostri cari, vicini e lontani, con messaggi di fede e di speranza.

La solidarietà in questo momento è grande. Le persone della comunità stanno molto attente: ci portano mazzetti di banana e platano (che è ciò che viene coltivato nei campi) o un rimedio naturale per l'influenza.
Aiutiamo anche noi tutti coloro che conosciamo in difficoltà o ci chiedono qualcosa da mangiare.
I beni basici e il cibo stanno iniziando ad essere limitati.
Il progetto dello scorso anno, relativo all’acquisto delle mucche per la scuola agraria, si sta rivelando, a tal proposito, più che mai una benedizione perché sta dando latte alla gente quando più c'è bisogno.

Il mondo della nostra gente diventa piccolo poiché devono stare dentro le mura di casa ma il senso di Dio è diventato più grande.
In questa Domenica delle Palme chiunque potrà metterà un ramo verde sulla propria porta.
Il ramo è un segno di speranza e fede in Gesù Cristo.

sr Maria Josè  

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