mandura suora tra gli sfollatiÈ impossibile condensare in poche righe un mese complesso come questo.
A partire dalla settimana santa della Pasqua etiopica (12 aprile), la comunità di Mandura ha vissuto un'esperienza che non aveva mai vissuto in passato. Per vari motivi, alcuni noti altri sconosciuti, i gruppi etnici che hanno vissuto insieme per anni, si sono rivelati nemici fino al punto di uccidersi a vicenda e bruciarsi case l'uno dell'altro. Direi ancora una volta che quello che è successo è un segnale di allarme.

Consideriamo questo un tempo di pace? Direi proprio di no. Non possiamo considerarla pace solo perché non ci sono guerre vicino, nel raggio del nostro piccolo orticello, senza voler andare oltre.
I telegiornali ed i talk show televisivi sono concentrati sulle infinite crisi dei governi, su chi sale e chi scende, sembra essere la loro unica preoccupazione, quando in giro per il mondo ci sono 36 guerre in corso, senza contare le decine di lotte etniche che sono polveriere pronte ad esplodere da un momento all’altro.
Si parla solo delle grandi potenze del mondo, mentre i piccoli esseri umani sono abbandonati al proprio destino. È Caino che si scaglia su Abele, fratello contro fratello, ovunque.

mandura accampati chiesaSeneca diceva che sa indignarsi solo chi è capace di sperare.
Noi ci siamo indignate e ci è servita questa speranza per poter andare avanti durante questo mese.
Convocate dai Padri Comboniani che vivono a pochi chilometri da casa nostra, ci siamo recate in uno dei campi allestiti dal governo per offrire assistenza alle centinaia (trasformatesi poi nel giro di pochi giorni in migliaia) di persone fuggite dai propri villaggi distrutti.

I primi soccorsi sono consistiti nel prenderci cura dei feriti compresi molti bimbi, e nel dare loro cibo, pentole, piatti, bicchieri, acqua e stuoie per la notte.
Li abbiamo assistiti anche se ci era rimasto solo un filo di speranza. A volte abbiamo pianto senza lacrime, ma con tutto il nostro essere.
In fondo è tutto qui: l’amore ha i suoi obblighi, il suo dolore e la sua verità. Non ci era concesso altro.
Potevamo solo resistere fino all’alba di un nuovo giorno. Dopotutto anche se la notte è lunga, il mattino arriva sempre, dice la saggezza dei nostri antenati africani. Ed è stato cosi. Giorno dopo giorno.

mandura prime cureOggi, mentre vivo qui e guardo fuori dalla finestra e sento la prima pioggia che batte sulle lamiere del tetto percepisco un po’ queste emozioni, queste verità; ma è difficile ricucire tutto quanto, riuscire a dare una cornice a queste pennellate che la vita butta giù.
Prima sole, poi nel giro di una settimana, il Governo ci ha dato non una, ma due stampelle: sono arrivati la Croce Rossa Internazionale e Medici Senza Frontiere e noi ci siamo ritirate dietro al sipario, dedicando la nostra attenzione, il nostro amore e la nostra cura nell’incontro con i feriti, con le mamme con i loro piccoli e con i bambini rimasti orfani.

Ci siamo trasformate per divenire il sospiro e la speranza di queste creature oppresse, il cuore di un mondo senza cuore, come pure lo spirito di una situazione senza spirito. Non siamo state oppio del popolo. E la gente lo ha colto molto bene.
Ciò che unisce davvero le persone, non sono le parole, ma le azioni concrete e ancor di più, quella certa limpida luce degli occhi che i Gumuz hanno come dono da Dio.

Lunedì 20 maggio, al calar della sera, a centinaia di migliaia si sono riversati nel nostro compound in cerca di sicurezza e protezione, portando appresso animali: mucche, buoi, capre, caproni, galline, pulcini e le poche masserizie di cui disponevano.
La gente di tutti i giorni, quella della strada, della vita semplice, quotidiana, spesso dura, sa che le nostre porte sono sempre aperte per chiunque, sa che accogliamo tutti, che non portiamo rancore, che siamo sempre pronte ad accogliere. Siamo davvero lo spazio neutrale in cui ogni etnia cerca rifugio e si sente protetta.

mandura suora sfollati campundEppure, la paura serpeggiava ovunque come uno spettro. In loro ed in noi suore.
Quanta tensione in quei corpi, in quelle ore!!Ma in questo minestrone di complessità, insieme a tante altre fatiche, li abbiamo accolti nei nostri locali, inclusa la chiesa, dove oltre ai bimbi e alle donne spadroneggiavano le galline ed i pulcini...sopra l’altare. Per noi Dio sorrideva!!! E noi con Lui.

Non sappiamo se loro fossero ortodossi, mussulmani o atei. Nell’incontro con loro noi abbiamo visto Gesù.
L’anima non ha cultura, l’anima non ha nazione, l’anima non ha colore, stile di vita. L’anima è una. E quando il cuore prova un momento di verità e dolore, l’anima non sa restare immobile.

mandura sfollatiCerto, oggettivamente il pericolo c’era. I deboli hanno una forte tendenza a diventare violenti, i fragili a diventare feroci. Nel nostro compound, vi erano solo donne e bambini, ed un numero di adolescenti sotto i 12-13 anni, con le frecce alla mano, pronti a difendere le loro mamme. Nessun uomo.
Questi ultimi erano alle frontiere per difendere la loro terra, la loro famiglia, il loro futuro. Quanta forza hanno mostrato questi uomini, armati di solo frecce!
“Hanno provato i nostri governi a seppellirci, ma non sapevano che eravamo semi.”
Questo proverbio si applica molto bene alla forza dimostrata dalla popolazione Gumuz.

Loro hanno creduto e sperato in noi. E noi in Dio, e in Maria Madre di Gesù ai quali ci siamo rivolte durante la notte, all’interno della nostra cappella, con intercessioni e suppliche.
Sono tempi difficili, non c’è dubbio e siamo consapevoli che i problemi non si risolvono con uno schiocco di dita, ma con un cammino.

Al momento i nostri ministeri della pastorale e della scuola sono stati sospesi ed è difficile prevedere quando riprenderanno a causa della tensione che è ancora lì. La clinica invece è rimasta aperta anche se tutti gli operai sono fuggiti per paura.
E cosi noi continuiamo questo cammino comune sapendo che non abbiamo davanti una autostrada, ma un sentiero e talvolta neppure quello: ma camminando si apre cammino e si crea il sentiero, con l’aiuto del Signore, la pazienza e la benevolenza dei fratelli e sorelle e compagni di strada.

Suore Missionarie Comboniane  

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