sr federica diaconi localiAlindao, cittadina a circa 500 km da Bangui, 15 novembre 2018.
Da lontano colpi di artiglieria pesante si avvicinano sempre di più al sito degli sfollati della città, nei pressi della Cattedrale. La gente esasperata dalle continue violenze comincia a fuggire. Vorrebbe, come sempre, rifugiarsi nella Cattedrale.

“No, nella cattedrale no!! Fuggite nella brousse!!” È la voce del Vescovo Mons. Cyr-Nestor Yapaupa, un uomo sulla cinquantina, abituato alle efferatezze di ogni tipo sulla sua gente, da anni. “Fuggite, ve lo ordino, lasciate subito l’Eveché!” Le sue parole sono perentorie, profetiche.
Nel giro di pochi minuti l’Apocalisse divampa nella sua cattedrale, madre di tutte le Chiese della Diocesi di Alindao.

26 mila sfollati si mettono in fuga, è il loro ennesimo esodo per sfuggire ad un massacro senza precedenti. Molti di loro troveranno la salvezza solo per pochi giorni presso un villaggio di una manciata di case a 7 km da lì: come possono poche famiglie sfamare migliaia di persone? Tanti moriranno di fame e di stenti.
Attorno al loro Vescovo, che vede nuvole nere salire dalla cattedrale e sente la furia dei ribelli avvicinarsi alla sua casa, stanno malati, vecchi, bambini. Tutti saranno presi in ostaggio.

“Venite via con noi” intima loro la ferocia dei ribelli.
“No, io da qui non mi muovo. Se volete, uccidetemi qui. Io da qui non me ne vado. Questa Chiesa è la mia casa.” Parole forti, audaci, irremovibili quelle del Vescovo di Alindao, che fanno il giro di tutto il Centrafrica. E ci commuovono.
Qui c’è Dio, qui c’è la Sua Chiesa, per la quale ha dato tutto sé stesso. Sino all’ultima goccia. Parole che mi ricordano quelle di Gesù, che, tentato nel deserto dal diavolo, è irremovibile, non cede e vince.
alindao cattedrale distruttaIl male è annientato, sconfitto. Lo stesso accade quel giorno ad Alindao: i 3 fucili che gli sono stati puntati contro, di cui uno diritto al cuore, non hanno potuto scalfire questo Vescovo, Pastore e Padre di una Chiesa Martire, che sfida e sconfigge il male. Come Gesù. È il sacrificio che porta molto frutto.

Il Vescovo non ha lasciato la sua Chiesa e la sua gente né quel giorno né quelli che sono venuti dopo.
“Resto, anche se i miei sacerdoti dovessero partire. Resto. Ho fatto l’opzione per i poveri. Questa è la mia scelta, a costo di perdere la vita. Potrebbe succedere: ne sono cosciente”.

Attorno a lui, quel giorno, ci sono dei giovani preti: due di loro avrebbero dovuto celebrare la festa della loro ordinazione diaconale 11 giorni dopo, nella loro cattedrale, circondati da familiari, amici, dalla gente di Alindao.
Sono sotto shock: il bilancio della giornata è pesantissimo. Oltre ottanta persone uccise, di cui 2 sacerdoti, tanti i feriti e i corpi carbonizzati. La Cattedrale data alle fiamme, assieme al presbiterio e agli uffici diocesani, saccheggiata la casa episcopale. Coloro che sono rimasti raccolgono per sfamarsi chicchi di riso carbonizzati.

“Perché sono vivo e due sacerdoti non ci sono più?” mi dice uno di loro “Il Signore ci parla in questi fatti: capisco a che cosa mi sto impegnando diventando sacerdote, al seguito di Cristo. Gesù, che è Buon Pastore, non è fuggito di fronte a chi gli faceva paura, non è fuggito per salvarsi. Non mi importano le conseguenze che arriveranno. Ho fede in Cristo e non mi tiro indietro”.

alindao giorno pasquaDa figlio, ha già imparato a seguire l’esempio del suo Vescovo, che il giorno dopo celebra la Messa sul luogo del massacro, invitando tutti a perdonare i loro carnefici.
La gente, attorno al suo Vescovo e ai sacerdoti, rimane salda nella fede. Uno di loro mi mette in mano il suo cuore: “La comunità cristiana verifica la sua fede sulla base della nostra presenza. Ci vedono disarmati, senza alcuna protezione, affidati solo alla Provvidenza. I cristiani ci vedono restare così, senza alcuna difesa e dicono: ecco una testimonianza di fede, questi sacerdoti hanno fede in Dio. Diventiamo punto di riferimento per la comunità cristiana”.

Molti rientrano poco alla volta ad Alindao, certi di trovare speranza e protezione attorno al loro Vescovo, rimasto per loro. Sanno che là dove c’è il Vescovo, c’è la Chiesa.
Mi mostrano foto del giorno di Pasqua ad Alindao: la Cattedrale è stata ricostruita, straripa di gente, di canti, di festa, di luce. È la Pasqua di Resurrezione, debordante di vita, incontenibile di speranza e audacia.
Quella stessa delle donne che alle prime luci dell’alba, con in mano ancora i loro profumi, non hanno paura davanti al sepolcro vuoto e corrono per prime ad annunciare il Risorto!

Sr Federica Farolfi  

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