gruppo bambini cosbelUn detto dice: La gente forte non butta giù gli altri, ma li solleva.
Questo è il vero fondamento del Cosbel Children: la crescita dei bambini che lo frequentano, come persone che meritano tutta la nostra stima e il nostro incoraggiamento.
Quest’anno 256 bambini hanno partecipato al campo, sostenuto per intero dalla Provvidenza, attraverso le mani di fratelli e sorelle di cui a volte noi non conosciamo nemmeno il volto, ma di cui il Signore conosce il cuore e li benedice.

Per la prima volta abbiamo avuto un piccolo gruppo formato da 18 bambini sordomuti. La maggioranza di loro non era mai stata a scuola, nemmeno all’asilo. Per loro era un mondo tutto nuovo. Abbiamo preso questa decisione perché abbiamo pensato che l’esperienza del campo li avrebbe aiutati nell’apprendimento scolastico.
Nel campo hanno potuto vedere e fare cose che nelle loro scuole rurali non avrebbero nemmeno immaginato: vedere film della Disney, dipingere, fare lavoretti, partecipare a delle gare di danze popolari, tornei di calcio, ecc.
All’inizio nei loro occhi c’era tanta paura, che li spingeva ad essere aggressivi, ma poi si sono rilassati e, aiutati dai maestri e dagli altri bambini, hanno cominciato a godersi le attività del campo.

gruppo bambini cosbel 2Ricordo Marco, 6 anni: ha impiegato una settimana a sorridere. Poi ha fatto il portabandiera durante la danza dei nastri: era felice e l’ho applaudito. Con quel piccolo compito avevamo guadagnato la sua fiducia. Alla fine è stato uno di quelli che si è divertito di più.

I maestri poi sono stati fantastici. Hanno creato molti giochi in classe, riuscendo a mettere a proprio agio bambini molto lontani fra loro. In pochi giorni hanno creato un gruppo unito.
L’amicizia è diventata la forza della loro unità.
Al pomeriggio, quando si trovavano nei piccoli gruppi di ascolto, condividevano con i loro compagni e con il maestro le sofferenze più grandi che avevano nel cuore e che a casa non potevano condividere. Quando un bambino parlava tutti gli altri lo ascoltavano in silenzio, pronti ad offrire una parola di consolazione o un incoraggiamento.

sr maria con una piccola ospiteSalomon, 7 anni, ultimo di 5 fratelli ha raccontato che i suoi genitori si sono separati e la nuova compagna del padre lo teneva lontano dal resto della famiglia perché malato. Da tre anni lo costringeva ad andare a lavarsi nelle paludi o a tenere il suo piatto e il suo bicchiere separato dal resto dei familiari.
Quando il padre se ne è reso conto ha litigato con la compagna, ma alla fine a rimetterci è stato Salomon costretto a lasciare la casa, i fratelli a cui era molto affezionato e ad andare a vivere con i nonni. C’era tanto dolore nei suoi occhi, ma per fortuna nel campo ha trovato tanti altri fratelli e un po’ di serenità.

Lilly vorrebbe solo stare con la sua mamma, ma i nonni hanno paura ha portarla da lei dato che, quando la bimba era ancora una neonata, ha cercato di ucciderla. Desirè, Josephine e Richard invece avevano visto così tanta violenza che la notte non riuscivano nemmeno a dormire.

Abbiamo ritenuto importante che alcuni dei nostri bambini, che vivevano in situazioni difficili come queste, andassero a trovare alcuni giovani che avevano passato le stesse cose: poveri, senza dimora, sballottati da un parente all’altro come pacchi…. Giovani che ora sono felici, soddisfatti. Hanno una casa, un lavoro.
Hanno accolto i nostri bambini con gioia, li hanno incoraggiati ad avere pazienza, racconto loro di quel campo che avevano frequentato e aveva cambiato loro la vita. È stato bello vedere gli occhi di quei bambini brillare di speranza.

arrivano i clownQuest’anno abbiamo celebrato, per la prima volta, la Giornata del Clown. Tutti i gruppi hanno preparato un piccolo intrattenimento, in modo che un mondo di risate potesse ridare gioia ai piccoli partecipanti.
Molti di loro non avevano mai visto un clown e si sono spaventati quando i maestri sono entrati in classe con le facce dipinte. Ma una risata, qualche palloncino e tante caramelle hanno convinto anche i più titubanti.

Tra le più spaventate c’era Lyli, una “bambina delle rocce”, così chiamata perché assieme ai fratelli, invece di andare a scuola, andavano in montagna a spaccare pietre che poi vendevano ai muratori. La famiglia era molto povera, il papà era ammalato e lei ed i suoi fratelli si sentivano in dovere di aiutare.
La scuola era un lusso che non potevano permettersi. Siamo andati a trovarli a casa loro e abbiamo visto che era vero ciò che i bambini avevano raccontato. Era poveri, ma amati. E quando abbiamo chiesto ai genitori che almeno i sei più piccoli potessero venire al campo loro hanno acconsentito e, grazie al vostro aiuto, siamo sicure che riusciremo anche a mandarli a scuola.  

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