fiume cayapas villaggiSanta Maria de los Cayapas è un piccolo villaggio situato nel cuore della giungla nel Nord della regione di Esmeraldas, ed è raggiungibile solo tramite il fiume Cayapas, che si apre in una scia schiumosa dove scivolano lente le canoe della gente. L’ultima strada carrabile si trova a Borbón, due ore di canoa più a valle.
Qui la natura è meravigliosa e affascinante. Gli alberi, i fiori, gli uccelli mantengono viva una bellezza verginale, mentre il fiume ampio e tranquillo detta tempi e momenti dei popoli che vivono lungo le sue rive: comunità di indigeni Chaci e afro-discendenti.

Per loro l’acqua è tutto. L’acqua è Vita. È il loro mezzo di trasporto e comunicazione, è il luogo dei loro incontri e punto di socializzazione; il fiume offre loro cibo, acqua per cucinare, lavarsi, giocare.

Ma purtroppo tutto rischia di cambiare. Perché l’avidità dell’uomo sembra non potersi fermare davanti a nulla, nemmeno davanti ad un piccolo e tranquillo paradiso terrestre.
a scuola in canoaEd è così che negli ultimi anni le multinazionali hanno invaso la regione: aziende che commerciano legname che hanno abbattuto alberi senza un piano di rimboschimento e fatto sparire molti degli animali che le persone cacciavano; aziende dedite alla coltivazione di palme oleifere che hanno distrutto la biodiversità della zona e inquinato il terreno; e compagnie minerarie che hanno sfruttato senza sosta il ricco terreno alla ricerca di oro e scaricato nel fiume i metalli pesanti utilizzati come mercurio, arsenico, cianuro e piombo.

Da fiume di vita, il Cayapas è diventato fiume di morte causando un aumento esponenziali di malattie, tumori e malformazioni specie nei bambini.
È stato identificato che la presenza di alluminio nell'acqua supera di 580 volte lo standard ambientale stabilito per questo minerale; il rame lo supera di 2,4 volte, il ferro di 33 volte e il manganese di 1,3. E che almeno 42.000 persone del nord della provincia sono state esposte all'inquinamento causato dalle estrazioni minerarie.

comunit santa mariaE il governo?
Tutto tace. La regione è troppo piccola e marginale per destare qualche interesse. Inoltre è anche via di passaggio per la droga dalla Colombia verso Messico e Stati Uniti, quindi un piano di sviluppo mirato e funzionale non fa comodo a nessuno.

Meglio chiudere gli occhi e lasciare che fiumi di denaro distruggano comunità che vivono lungo il fiume da secoli. Purtroppo anche la vita della gente sta cambiando, molte comunità si stanno dividendo: i pochi che si stanno arricchendo grazie alle multinazionali sostengono lo sfruttamento selvaggio delle risorse, altri consapevoli della necessità di proteggere e difendere la vita e l'ambiente, si stanno organizzando per far sentire la propria voce.

E una piccola vittoria era stata anche ottenuta. Un giudice aveva emesso una serie di misure cautelari a difesa del fiume ritenendo illegali la presenza delle miniere, un giudice che adesso sta subendo forti pressioni per annullare il tutto.
Il governo ecuadoregno, infatti, fortemente indebitato con la Cina, ha ceduto ad un’azienda cinese circa 30.000 ettari di terreno da sfruttare con nuove miniere. Se la cosa dovesse andare in porto, sarebbe un disastro.

Noi comboniane, insieme a diverse chiese ed associazioni locali, come l’UOCE (Union de Organizaciones Campesinas de Esmeraldas), la FECCHE (Federación de Centros Chachis del Ecuador) e l’UONNE (Unión de organizaciones negras del Norte de Esmeraldas), ci siamo unite in questa lotta non facile, per difendere il nostro fiume e per far sì che la gente prenda coscienza di ciò che sta accadendo.  

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