sr daniela bambini bagandouMi chiamo Daniela, vengo dal Brasile e sono una Suora Missionaria Comboniana. Sono arrivata nella Repubblica Centrafricana il 16 aprile 2016. Del mio arrivo e del mio primo giorno ricordo tutto nei minimi dettagli: dal volo aereo alla mia prima impressione della città.
Il paese era alla fine della guerra scatenata dagli eventi del 2013, perciò ovunque guardassi vedevo città e persone sofferenti e con molti problemi. Le case erano distrutte e avevano allestito campi profughi in quasi tutte le parrocchie e persino in aeroporto.
Ecco questa è la prima immagine che ho del mio arrivo: sono scesa dalla porta dell'aereo e tutto intorno era un mare di profughi. Ed è stato proprio lì, in quel momento, che mi sono resa conto di dove fossi e della missione che Dio mi aveva affidato. Una missione grande, nonostante i miei limiti, malgrado io fossi piccola; eppure Dio mi aveva messo lì.

Un'altra cosa che mi ha molto colpito, sin dal mio arrivo, è stata la speranza di questo popolo, il desiderio di ricominciare a vivere, la forza mostrata da tutti nonostante ciò che era successo al proprio paese.
Sono stata inviata alla comunità di Bagandou che si trova nella prefettura di Lobaye. Una missione in mezzo alla foresta, che era stata molto colpita dagli eventi. La mia superiora dell'epoca mi disse che il vescovo aveva previsto l’apertura di una scuola materna a Bagandou.
Dovevamo quindi iniziare una missione con i bambini e aiutarli a costruire una generazione pacifica di persone dotate di uno spirito di pace e non di vendetta e con la volontà di ricostruire il paese con dignità.

sr daniela fantiAll'inizio non è stato facile. Dovevo imparare la lingua locale per comunicare con le persone, ma con l'aiuto di Dio e della comunità dopo pochi mesi sono riuscita a farmi capire. Le persone locali mi hanno aiutato molto e ho imparato a fidarmi di loro.
Dopotutto non facciamo da soli la missione, il missionario non agisce da solo, ma siamo strumenti di Dio da usare come si deve e dove c'è bisogno. La missione si fa con la gente, con il popolo che ci accoglie.
Bisogna credere nella loro capacità di fare le cose, dare opportunità e condividere il lavoro; io ho imparato molto dalla gente.

Nella nostra scuola accogliamo tutti i bambini senza distinzione di religione: che siano cristiani, musulmani o animisti la nostra porta è sempre aperta e questo è molto importante per imparare a vivere insieme. I principali ostacoli sono i pregiudizi ed è proprio lì che la scuola fa la differenza facendo cadere i tabù.
Qui nel villaggio ci sono diversi bambini che vivono in condizioni di estrema povertà e vulnerabilità e che ogni giorno devono uscire di casa e cercare da mangiare per i genitori e soprattutto per gli anziani.
Secondo la tradizione locale, infatti, quando una donna diventa anziana qualcuno della famiglia deve prendersi cura di lei e in generale sono sempre le bambine a farlo. sr daniela scuola bagandouQueste bambine ogni giorno devono assistere la nonna o la zia e devono anche uscire a procurarsi del cibo, briciole per la maggior parte delle volte. Tutto ciò causa un’ulteriore vulnerabilità perché le ragazze che si trovano in questa situazione rischiano di rimanere analfabete dal momento che non hanno tempo di andare a scuola.

In particolare, ricordo una bambina che si prendeva cura di sua nonna. Lei aveva abbandonato la scuola molto presto e passava le giornate cercando di procurarsi del cibo.
Noi nel contesto della parrocchia, abbiamo cercato di parlare con sua nonna per trovare una soluzione e per sostenerla in modo che la bambina potesse tornare a scuola e riscattare il suo futuro. La nonna, all’inizio titubante, ha poi accettato il nostro accordo e così ora la mattina la ragazza va a scuola e il pomeriggio si prende cura di sua nonna.

Ho visto tante belle storie, molte altre sono più difficili, ma in ogni caso cerchiamo la forza di Dio per accompagnare queste persone nello stesso modo, con entusiasmo.
La nostra missione è di aiutare questa generazione di bambini e giovani che a causa dell'instabilità hanno la malattia dell'analfabetismo. Con il vostro aiuto, riusciamo ad accompagnare sempre più bambini e sempre più giovani e speriamo di poter continuare a farlo.

Daniela Fanti, SMC 

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