rosangela gruppo donneCarissimi amici, mi presento: mi chiamo Rosangela e dal 1978 bacio la terra che il Signore mi ha dato in dono, il Ciad.

Avevo 30 anni quando arrivai in Africa. Ero giovane, entusiasta.
Nella mia prima missione lavoravo nella pastorale catechetica, ma la cosa che mi piaceva di più era andare in giro per i villaggi, dormire fuori, in mezzo alla gente.
Circa un anno dopo il mio arrivo, mentre tenevo un corso di promozione donna (a cui spesso partecipavano anche gli uomini del villaggio), la gente mi disse che voleva farmi un regalo. Subito immaginai che volessero darmi un pollo come usavano fare, e invece la sera, con mia grande sorpresa, mi dissero che volevano darmi un nome nuovo. Per me fu come un nuovo battesimo e da quella sera, fatta di festa e danze, divenni Nelumta che in lingua locale significa “la tua parola ci piace”.
Non potevo ricevere regalo più grande perché voleva dire che stavo compiendo la mia missione, stavo condividendo con gioia l’esperienza di Dio che portava frutto.

rosangela donna sarhLa mia missione però non è stata sempre facile. Ho vissuto due guerre. Una in Ciad e una in Repubblica Centrafricana. In particolare i primi 6 mesi della guerra centrafricana furono davvero duri. Eravamo isolate. Nessuno sapeva che fine avessi fatto, né le altre sorelle della congregazione nei i nostri familiari a casa. Spesso mi chiedevo perché non fossi morti durante uno dei tanti attacchi dei ribelli.
Poi una sera aprii la Bibbia e lo sguardo mi cadde su un verso del salmo 117:

“Non morirò, resterò in vita e annunzierò le opere del Signore.”

Ecco quella era la mia missione!
Restai altri nove anni in Centrafrica lavorando con i pigmei, prima nella missione di Zomea e poi a Bagandou, dove insieme ad altre sorelle abbiamo aperto questa missione.

Da due anni sono tornata in Ciad. Nonostante gli anni passati sono ancora Nelumta. Mi occupo di servizio pastorale in particolare formazione per i catechisti e i giovani di Sarh. Sono più sedentaria, anche se ogni tanto mi piace ancora andare nella brousse a visitare i villaggi. Nella mia comunità siamo in quattro: due italiane, una brasiliana e una spagnola.

rosangela e francoisLo scorso anno ho sostituito un’altra sorella in un progetto con ragazzi disabili ed è stata una grande gioia. Desidero condividerne con voi un pezzettino: la storia di François. Lui è orfano e ha una malformazione al piede, operata anni fa, che gli causa diversi dolori. L’ho quindi accompagnato al centro medico di Doba dove gli hanno consigliato di amputare il piede non sviluppato e mettere una protesi. Lui però non ha voluto.
So che può sembrare strano ma è affezionato al suo piedino. Così l’ho accompagnato all’ospedale di Bebedjia, distante circa 250 Km, dove sr Elisabetta ha capito che a procurargli dolore erano due chiodi rimasti della vecchia operazione.
Dopo più di un mese di medicazioni giornaliere, François è tornato a casa. Per il momento si arrangia a fare qualche lavoretto al mercato (come ciabattino!) per guadagnarsi il cibo quotidiano e nel frattempo di è iscritto ad una scuola di taglio e cucito.

Sono contenta di poter essere utile a questi ragazzi, portare loro un po’ di gioia in una vita non facile.
Sono contenta di lavorare con i giovani catechisti o di organizzare ritiri per i novizi.
Sono contenta di visitare i villaggi e parlare alla gente.
Insomma… sono contenta di essere missionaria!

 Sr Rosangela Confalonieri