sr pompea donne tapachulaOgni giorno, centinaia di migranti - giovani donne, ragazzi e bambini - arrivano al Rifugio Belen. Il centro diocesano di Tapachula in Messico non è la loro destinazione finale, ma solo una delle tappe. Arrivano da Honduras, El Salvador, Cuba, Nicaragua, Guatemala e Haiti, e tutti hanno qualcosa in comune: stanno inseguendo il "sogno americano."
Tapachula, una città situata nello stato del Chiapas, è un luogo di transito. Questa piccola città testimonia quotidianamente l'attraversamento di migliaia di migranti provenienti dall'America Centrale, dai Caraibi, dall'Africa e dall'Asia.

Come Suore Missionarie Comboniane abbiamo istituito qui un programma di accompagnamento chiamato "Effatá" al Rifugio Belen per assistere e servire i migranti. "Effatá" ("essere aperto") è una parola potente che esprime un desiderio e un impegno per la vita.
Siamo una comunità di quattro sorelle provenienti dal Costa Rica, dal Messico e dall'Italia e accogliamo e offriamo sostegno e accompagnamento a chi transita.
Alcune suore si dedicano all'ascolto e alla guarigione. Attraverso l'accompagnamento spirituale e terapeutico, i migranti cercano di elaborare il loro trauma ritrovando così la speranza, l'autostima e il coraggio. Altre si dedicano con gioia alla terapia artistica insieme ad adulti e bambini sviluppando la loro creatività.

L'intervento si sviluppa in due fasi.
La prima è la sistemazione della popolazione in rifugi o campi profughi, in attesa di essere rimpatriati o continuare il loro viaggio. La seconda è il rimpatrio nei loro paesi per aiutare nel processo di ricostruzione, o la preparazione nel continuare il loro viaggio. La prima fase dell'intervento comprende la formazione di promotori sanitari e leader della comunità.
L'obiettivo è quello di alleviare, potenziare e condividere la vita con loro, mentre aspettano i documenti per continuare il loro viaggio di speranza, verso destinazioni più sicure.

incontri tapachulaIl programma aiuta i migranti nei seguenti modi:
- offre spazi per sfogarsi, gestire lo stress e proiettarsi positivamente nel futuro;
-facilita l'acquisizione di speranza, iniziative e autostima per far fronte a qualsiasi esperienza;
-promuove e rafforza le loro reti di sostegno psicosociale;
-li autorizza a cercare soluzioni alternative post-trauma;
-li aiuta a diventare strumenti di cambiamento con i loro compagni migranti, anche se vengono rimpatriati nei loro luoghi di origine.

Il confine messicano è una valle di lacrime, pieno di incubi e sogni di chi lo attraversa quotidianamente. Secondo l'Istituto Nazionale delle Migrazioni, solo nella prima metà del 2019 circa 460.000 migranti hanno attraversato il Messico. I migranti cercano asilo o chiedono di continuare la loro strada verso nord. Povertà, disuguaglianza, agitazione sociale e mancanza di opportunità sono alcuni dei fattori che spingono le persone a lasciare le loro famiglie e il proprio paese.

Prima dell'arrivo delle carovane di migranti al confine meridionale messicano nel 2018, le Suore Missionarie Comboniane hanno partecipato ad una campagna di azione umanitaria. Grazie a questa esperienza, le suore hanno potuto osservare che gli alloggi di accoglienza per i migranti a Tapachula erano pochi e limitati.
Le persone riscontravano gravi difficoltà nel trovare riparo e cibo. I migranti vulnerabili, come le madri single con figli piccoli, le famiglie numerose, le donne incinta, i bambini e gli adolescenti non accompagnati, gli anziani, le persone LGBTI e i sopravvissuti alla violenza sessuale, dovevano affrontare situazioni ancora più precarie.

mani donne tapachulaNel 2020, la crisi pandemica e il relativo blocco ha messo migranti e rifugiati a rischio alla frontiera e nei centri di detenzione. Bloccati nel bel mezzo della pandemia, sono diventati ancora più vulnerabili alla violenza, alle rapine, al traffico di esseri umani e alla criminalità organizzata nelle città messicane che attraversavano.
Quando i confini sono stati chiusi, i migranti sono stati lasciati incustoditi in quanto i centri non sono riusciti a fornire loro riparo, incluso quello di Tapachula.

Attraverso il programma di accompagnamento delle donne, vediamo che quando le donne alleggeriscono il loro carico emotivo, riprendono la loro energia e trovano la forza per guarire. Alcune donne che arrivano al centro covano una quantità accumulata di dolore, e a volte, non riescono nemmeno a respirare. Mentre elaborano il loro dolore, la perdita e la sofferenza, riacquistano un senso di valore, forza e coraggio.

Alcune delle donne che sono state al centro diventano esse stesse guaritrici. Le donne migranti conoscono l'importanza della guarigione in questa fase, poiché il loro viaggio è ancora lungo. Una volta guariti, si aggrappano ai loro sogni, anche se non hanno le risorse per realizzarli.
Resta ancora molto lavoro da fare nel Programma di Intervento di Crisi di Effatá al Rifugio Belen a Tapachula. Eppure, noi Suore Missionarie Comboniane sappiamo di non essere sole.
Lo spirito di Gesù e la solidarietà della comunità mondiale ci rafforzano per il servizio.
A voi, donna migranti, diciamo con tenerezza, apritevi con rinnovata speranza per un mondo più umano - effatá.

Suor Pompea Cornacchia

Tratto e tradotto dall’articolo pubblicato in lingua inglese sulla rivista Global Sisters Report
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