pollicarp foto gruppoSono Amiyo Pollicarp e sono originaria della Karamoja, una remota regione dell’Uganda. È qui che è nata la mia vocazione visto che ho studiato e sono cresciuta con le Suore Missionarie Comboniane.
La mia prima missione appena diventata missionaria comboniana è stata in Sud Sudan per la precisione nei Monti Nuba. Quell'anno il Sud Sudan era in fiamme, c’era ancora la guerra. La mia famiglia era molto preoccupata perché conoscevano bene la violenza di quegli anni ed è stato molto difficile dire loro che sarei partita per una zona di guerra. Però, in quel momento, pieno di emozioni forti attorno a me, il mio cuore era tranquillo perché Dio mi aveva risposto. Il mio cuore era convinto, quello era il luogo dove Dio voleva che andassi.

Il primo contatto con le popolazioni dei Monti Nuba è stato nel campo profughi dove ci siamo fermate insieme alle mie consorelle appena giunte in Sud Sudan. I primi mesi della missione sono stati di orientamento e mi sono serviti per capire meglio la popolazione che ci stava accogliendo.
A quel tempo non conoscevo la differenza tra un aereo passeggeri e uno da guerra, non riuscivo a sentire la differenza nel rumore che emetteva. Perciò, le altre sorelle mi chiamavano per nome quando era necessario proteggersi scendendo di corsa nel bunker sotto la casa. Ho presto dovuto imparare a nascondermi e a correre anche quando ero immersa nelle mie preghiere nella cappella.

pollicarp donne monti nubaLa missione di Gidel nei Monti Nuba ha un forte bisogno di attività pastorali perché la fede non c'è. Le uniche scuole presenti nella zona sono state costruite da un vescovo non molti anni fa e c’è un solo ospedale che è l’unica struttura sanitaria in un raggio di 300 chilometri: a gestirlo siamo noi comboniane insieme ad un solo dottore… un solo medico per un milione di nubani dimenticati e costantemente martoriati.
Quando sono arrivata in questa missione, ho iniziato a lavorare in ospedale dal momento che sono un'infermiera, ma ben presto ho capito che c'erano molte altre necessità e che non potevo concentrarmi completamente sul mio lavoro di medico mentre incontravo vittime della guerra o delle bombe.

Il popolo aveva bisogno anche di ascolto, soprattutto i giovani. Le sorelle della mia comunità hanno accolto questo mio desiderio e così ho deciso di dividere il mio tempo stando la mattina in ospedale e nel pomeriggio in parrocchia dove c’erano i giovani che avevano bisogno di una guida.
Questi giovani avevano ferite profonde tra cui quella di non poter essere solo dei bambini o dei ragazzi data la situazione di tensione continua. Avevano bisogno di qualcuno che li riunisse, li portasse in chiesa e desse loro un po' di spazio nella loro vita senza il dramma che c’era all’esterno.
giovani monti nubaQuando sono arrivata molti giovani non partecipavano alla messa, non c'erano attività nella parrocchia, non c'era nessuno che li seguiva.
Così ho iniziato una serie di incontri per pianificare insieme le attività da organizzare. Abbiamo invitato i bambini a ballare durante la messa per coinvolgerli. Abbiamo organizzato giochi, canti e danze tradizionali. Qualsiasi cosa pur di farli sentire inclusi e leggeri.

Trascorrendo del tempo con loro mi sono ben presto resa conto della necessità di seminari formativi dal momento che molti di loro erano stati vittime di violenza di ogni tipo e che le ragazze si sposavano molto presto per rispondere ai bisogni di base. La maggior parte delle ragazze aveva abbandonato la scuola proprio perché si era sposata o era rimasta incinta.
Assistendo a questi episodi ho capito il profondo bisogno di trasmettere loro il valore della vita e del viverla dignitosamente. Ho iniziato perciò una serie di workshop sulla crescita personale, la salute personale e sulla leadership.
Ho voluto aiutarli a capire come sostenere se stessi, a capire che ognuno ha una vocazione, non solo per la vita religiosa, ma per vivere qualsiasi vita con dignità, con la consapevolezza della scelta. Sono stata io a seguire i giovani, li ho motivati a venire in chiesa.
Sono enormemente grata alla congregazione e alle mie sorelle di averli potuti accompagnare.

Sr. Amiyo Pollicarp