thomas con i nonni

Questo periodo così tribolato della storia mondiale, che ha coinvolto anche questo Paese d’Uganda, ha riservato sorprese che non ci aspettavamo. Non abbiamo potuto rivolgere la nostra attenzione alle varie attività di tutti gli anni, perché limitati dalla pandemia, così siamo andati a rivedere quelle “cose” che avevamo lasciato sospese perché in quei momenti non si potevano prendere in considerazione.
La nostra attività a favore dei bambini, non si limita solo all’ambito scolastico, ma spazia nelle varie dimensioni della loro vita per renderla più serena e inserita in un contesto faciliti una crescita dignitosa e serena.

A volte i nostri bambini vivono situazioni che assomigliano alle tempeste di notte sul mare.
Momenti di angoscia, di paura e pensieri tumultuosi affollano la loro mente sconquassandola. Ma come marinai, anche loro sono riusciti a vedere la luce di un faro che apre il loro cuore alla fiducia e alla speranza perché in esso vedono la protezione e sicurezza.
Voglio raccontarvi di un intervento non previsto, favorito dal lungo tempo della chiusura delle scuole causato dalla pandemia.

Tutto è iniziato nel campo estivo di due anni fa quando Thomas tornando a casa dal campo, ha trovato la sua capanna bruciata. La nonna con la quale aveva vissuto da quando era morta la mamma, non c’era più. Grazie a Dio in quel momento era accompagnato da un nostro maestro dato che nessuno era venuto a prenderlo al campo estivo.
Abbiamo subito chiesto in giro finché una signora non molto lontana da lì, ci ha detto che non sapeva dove la nonna fosse andata, ma che sicuramente si era spostata da qualche figlio.
sr maria prepara pacchiMentre stavamo parlando abbiamo capito che la signora era una lontana parente del bambino, ed era visibilmente irritata al pensiero di tenere con sé un bambino ammalato finché la nonna non si fosse fatta vedere.
Da quel momento fino a tutto il lockdown il piccolo Thomas è rimasto da lei con tanta angoscia. Ovviamente non si sentiva accettato e neanche voluto bene. A 10 anni si capiscono molto bene le situazioni imbarazzanti e scomode.

Tenevamo presente questo bambino e la sua situazione, così un giorno abbiamo pensato di andare a trovarlo portando un po’ di cibo in aiuto alla zia per aiutare la famiglia.
Thomas era molto triste e quando ci ha viste arrivare si è subito rallegrato. Abbiamo chiacchierato un po’ con lui, sotto un bellissimo albero di mango, e durante la conversazione siamo venuti a sapere che aveva un altro zio. Gli abbiamo allora chiesto se si sentisse di andare a trovarlo.
(Solo in tempo di Pandemia si possono fare queste cose!)

Il giorno dopo ci siamo messi in cammino seguendo le indicazioni che ci avevano dato. Siamo andati a cercare questo signore che viveva ad un centinaio di chilometri di lontananza. Ovviamente abbiamo portato con noi un po’ di viveri.
Lo zio Lawrence (il fratello della mamma) ci ha accolti serenamente. Sapeva di questo bambino e lo credeva con la nonna. Dialogando con lui gli abbiamo detto che la zia aveva molti bambini e faceva fatica a farsi carico anche di lui.

Secondo la tradizione di questa tribù, il bambino appartiene alla famiglia della madre se il padre non lo riconosce davanti al clan con una buona scorta di doni (capre).
Il padre non lo aveva riconosciuto ufficialmente per mancanza di beni e quindi la donna si era separata da lui portandosi via Thomas ancora molto piccolo. Il signor Lawrence aveva anche lui una bella e numerosa famigliola.
Ci disse che conosceva benissimo il padre di Thomas, che i suoi nonni erano ancora in buona salute e che lui poteva benissimo curarsi del figlio. Thomas non stava più nella pelle al sol pensiero di conoscere finalmente suo padre.

thomas con la famigliaNel giro di poco tempo tutti insieme, col Signor Lawrence in qualità di guida, siamo andati dal papà di Thomas e dai suoi nonni paterni. Era la prima volta che i nonni vedevano Thomas, ma sapevano di lui. Sono bastate due parole per dire chi eravamo, non c’era dubbio, Thomas era la fotocopia di suo padre.
I nonni hanno fatto accorrere tutta la gente del vicinato con le loro grida di gioia, tipiche delle feste. La nonna non smetteva di abbracciarlo e il nonno se lo guardava come avesse recuperato un figlio perduto. Il papà era visibilmente emozionato.
La nonna non sapeva più cosa portare al bambino da mangiare. La loro gioia era grande. Thomas dal rigetto è passato all’accoglienza e all’affetto.

La nostra attività a favore dei bambini, ci fa aprire le porte, anche dove le situazioni familiari non sono facili.
Thomas ora ha trovato suo papà, i nonni che lo amano e casa sua. Ora ha la sua famiglia.
Questa è la nostra vera missione! Vi ringrazio con tutto il cuore per il vostro sostegno che ci permette di lavorare per loro.
Possa la Misericordia di Dio risplendere su di voi e riempirvi della sua Pace.

Sr. Maria Marrone