team carovaneLa guerra e le violenze lasciano, in ogni paese che le ha vissute e che le vive, una triste eredità: case, scuole, quartieri e villaggi distrutti e da ricostruire... ma non solo. Molte sono anche le persone “ferite” nell’animo che hanno bisogno di “ricostruirsi”, di ritrovare quel senso alla loro vita che le esperienze dolorose hanno portano via. È soprattutto da loro, da questo cammino personale e collettivo di rinascita, che dipende un presente e un futuro di pace per il paese.
Anche per la Repubblica Centrafricana la vera pace può diventare realtà se ciascuna persona la ritrova nel proprio cuore, per esserne strumento nella realtà che la circonda, aldilà delle differenze etniche, religiose e degli interessi particolari, superando rancori e desideri di vendette.

Da due anni l’équipe intercongregazionale e internazionale di religiosi, formati all’IFHIM di Montréal, di cui faccio parte, lavora sul terreno nel progetto “caravane”, organizzando sessioni di formazione nella capitale Bangui, e in altre regioni del paese, sfidando le difficoltà che gli spostamenti e l’insicurezza presentano.
Al centro degli interventi la volontà di riunire persone diverse, per età, sesso, classe sociale, etnia e comunità religiosa di appartenenza (cristiani, mussulmani e protestanti), e permettere loro di vedersi come fratelli e sorelle, di scoprirsi portatori della stessa umanità, e protagonisti insieme della costruzione della pace nelle loro famiglie, nel loro quartiere, nel paese.
anna faggion ragazzeLe sessioni sono anche luoghi di guarigione, dove le persone paralizzate da traumi dovuti alle violenze subite o alle quali hanno assistito, possono essere aiutate a ritrovare quel più di vita di cui il Vangelo ci parla, “perché abbiano vita, e vita in abbondanza” (Gv 10,10).

Essere suora missionaria comboniana in Centrafrica significa per me oggi, ritrovare nell’esperienza dell’équipe intercongregazionale e internazionale, l’espressione di una chiesa che non si chiude nelle appartenenze, ma fa dell’unicità che ciascuno porta con sé, una ricchezza da condividere, per vivere insieme il comandamento dell’amore.
Significa sentirmi parte di una chiesa al servizio del paese, aperta alla collaborazione con le autorità delle diverse confessioni religiose presenti, per tendere insieme una mano ad ogni fratello e sorella.
Significa vivere il ministero del “rimettere in piedi”, anche accompagnando giovani donne, la cui vita è resa difficile dalle precarie condizioni di vita del paese.
Tutte bisognose di dare valore alla dignità della loro persona, di crescere nella stima di loro stesse, di riconoscere l’importanza della scuola e di potervi accedere, per poter diventare protagoniste del loro presente e futuro, e di quello del loro paese.

Sr Anna Faggion