bimba con vestitinoNon ho conosciuto personalmente Sr Gioconda Ganassin, Missionaria Comboniana, ma le sorelle, che hanno vissuto con lei nei suoi ultimi anni in Repubblica Centrafricana, ne hanno parlato spesso. Donna appassionata, meticolosa, entusiasta, che è stata costretta a rientrare in Italia, dopo tanti anni in Africa, per seri disturbi cardiaci. Finché si è spenta nel sonno il mattino dell’Epifania dello scorso anno.
"Ha fatto vedere Gesù alla gente che l’ha incontrata in Congo, in Repubblica Centrafricana, con quella semplicità e umiltà, che tanto la distinguevano". Così la ricorda la cognata Angelica, moglie del fratello Francesco. Missionaria almeno quanto lei, Angelica ha seguito Sr. Gioconda passo passo, inviando ciò di cui lei aveva bisogno. 450 pacchi spediti in quasi 40 anni! E tutti incredibilmente arrivati a destinazione. Superando crisi, guerre e colpi di stato, che caratterizzano la storia dei primi 60 anni della Repubblica Centrafricana. Ultimamente sono almeno tre o quattro, i pacchi che arrivano ogni anno a Bangui. Angelica gradisce sapere dell’arrivo di ogni pacco e invia, assieme alla lettera che lo accompagna, un contributo per la telefonata. La storia di questa donna quasi centenaria comincia ad incuriosirci, finché al primo rientro in Italia, decidiamo di andare a conoscerla. Perché ci siamo dette: "Questa è proprio una storia da raccontare".

È il figlio Fiorenzo ad accoglierci. La mamma ci aspetta seduta al tavolo della cucina con una scatola di fotografie della sua famiglia. Comincia a sceglierne qualcuna, invitandoci a riconoscere i volti dei suoi figli, nuore e nipoti. I suoi occhi si illuminano.
Angelica ha quattro figli: il maggiore, Fiorenzo, poi seguono due figlie, Patrizia, Ivana e il minore, Egidio, tutti sposati con figli. Nove i nipoti e un pronipote, che ha preso il nome del bisnonno Francesco. I preamboli sono brevi, quello che lei ha più a cuore è mostrarci il suo laboratorio di cucito, dove trascorre gran parte delle sue giornate, tra stoffe, nastri, fili colorati, pizzi, fiocchi di organza.

nonna angelica"La sua giornata comincia alle 7 del mattino" ci tiene a precisare Fiorenzo "con Messa e Rosario, fino alle 9". Una luce è sempre accesa sopra il frigorifero, per qualche intenzione particolare, una persona che viaggia, un malato, un bimbo in arrivo. E aggiunge: "Mamma non mi ha mai detto che prega per me. Lei prega per tutti". A terra c’è un pacco aperto, che va riempiendosi poco alla volta di abiti da bambina cuciti a mano uno ad uno, ma anche di pantaloncini, magliette, mutandine, calze, tutti articoli nuovi che le commesse delle mercerie del paese le danno ad ogni cambio di stagione per collaborare assieme a lei al suo lavoro per l’Africa. Ce lo indica con soddisfazione, dicendo: "Questo è il prossimo". Senza neppure sapere ancora, come fa di solito, se il pacco precedente è già arrivato a Bangui.

Nonna Angelica ci dice le cose più belle mentre sfiora con delicatezza i suoi ultimi vestitini confezionati, facendo risaltare le rifiniture di ciascun abito e l’abbinamento dei colori: i bottoncini perlati con bordo dorato affiancano il pizzo color arancia, il bottoncino bianco in vita su gonna a fantasia, con fiori bianchi su sfondo a cerchi verdi e azzurri. "Faccio i vestiti senza stampo, se il pezzo di stoffa è grande, faccio il vestito grande, se il pezzo è piccolo, lo faccio piccolo". I colori delle lenzuola e delle federe sono perfettamente abbinati, come pure quelli dei completi per bambini, camicia e pantalone. Nonna Angelica utilizza anche le fettucce di raso delle bomboniere. E con lo stupore dei bambini dice: "Guardate che finezza! Un capo diverso dall’altro, tutti articoli nuovi!" 
Il suo cuore è lì, in queste parole. E lo senti. "Ve lo dico sinceramente, ho qualcosa che mi tiene in vita, uno slancio per lavorare, che non so spiegare. È un dono grande il mio, me lo dico da sola!" Ancora più impressionanti sono le parole del figlio Francesco: "Lavora 6-7 ore al giorno e la maggior parte del tempo lo trascorre nel confezionare i vestiti. Se non cuce, sceglie gli scampoli, crea gli abbinamenti dei colori, sceglie i bottoni". Nonna Angelica vive in un appartamento da sola: prepara da mangiare, fa le pulizie, stira e lavora nella sua merceria senza il bisogno di occhiali da vista.

bimba con vestitino2Continua a mostrarci i suoi capolavori. Estrae da una pila di abiti uno che le è riuscito particolarmente bene e di cui è orgogliosa: è un vestitino con stampa floreale senza manica e vita elasticizzata, finitura ondulata e bordi color violetta. Ci suggerisce di regalarlo ad una bimba in occasione di una festa speciale.
Quando le chiediamo di raccontarci com’è nata la sua passione di sartoria per l’Africa, la sua memoria corre lontano. Al 1983. "Sr Gioconda aveva accorciato una sua gonna. E aveva conservato il pezzetto di stoffa tagliato, per portarlo in Africa. Può servirci per una medicazione, mi aveva detto. Mi è venuto il magone al cuore. Mi sono detta: parto con i pacchi! Il Signore mi ha fatto un dono. La passione è grande da tanti anni, per i bambini che soffrono. La mia voglia è stata quella di mettermi a fare qualcosa di buono".

Nonna Angelica non invia soltanto abbigliamento per i bambini, pensa anche alla loro salute. E così racconta: "Una volta in televisione ho visto bambini con mosche agli occhi, ho sentito tanta compassione per loro. Perché i governi non sono capaci di arginare tanta povertà?" Nel pacco successivo ha aggiunto qualche collirio per i piccoli. Non mancano mai un pacchetto di caffè, un pezzo di parmigiano ed una crostata per le Sorelle Comboniane, perché, a suo dire, "abbiano sempre tanta forza per il loro lavoro".
Fiorenzo conclude la visita dicendo: "Tutti hanno bisogno di lei". E i nipoti Filippo e Daniele lo hanno capito. Per il compleanno della nonna così hanno scritto: "Tra cucire, innaffiare e pregare, la nonna ha sempre un gran daffare, offre un aiuto sincero a chi ne ha bisogno davvero. Confeziona abiti carini per i poverelli più piccini, infonde sicurezza e simpatia. È la nonna migliore che ci sia!" 
Nonna Angelica ha una sola preoccupazione: che dopo la sua morte, qualcun altro possa continuare il suo lavoro. Siamo ripartite con questa certezza nel cuore.

Sr. Federica Farolfi, Bangui (RCA)