attivit prevenzione monguQuesto anno 2020 come sempre, era pieno di programmi e mete da raggiungere. Nessuno poteva immaginare che ci saremmo trovati nel mezzo di questa pandemia del Covid-19 che ha toccato tutto il mondo.
All'inizio dell'anno, questo sembrava molto lontano da noi qui in Zambia. Ma verso la metà di marzo la situazione è peggiorata e il Covid-19 ha incominciato a raggiungere il continente africano.

Coscienti delle difficoltà nell'affrontare questo virus nelle aree in cui ci troviamo, abbiamo incominciato a pensare cosa si potesse fare.
Il Vescovo della diocesi di Mongu, Evans Chinyama Chinyemba invitò i parrocchiani a formare un comitato che sensibilizzasse la comunità locale sul Covid-19.
Nella parrocchia di S. Agata formammo così un comitato composto dal parroco, le Suore Missionarie Comboniane, l'esecutivo del consiglio parrocchiale e il personale medico della parrocchia.

lezioni anticovidCome Suore Missionarie Comboniane abbiamo proposto un progetto di prevenzione che è stato approvato. Lo scopo del progetto era di raggiungere la popolazione della città di Mongu e dei villaggi intorno per sensibilizzare sul coronavirus e prevenire il più possibile la pandemia attraverso semplici e concrete misure possibili nella nostra realtà.
Il primo passo fu di chiamare e preparare dei giovani del posto che erano disponibili a dare volontariamente un servizio alle comunità visitando con noi i vari villaggi e incontrando la gente.

Ventiquattro giovani si sono offerti. Un gruppo è stato preparato per visitare casa per casa la gente della zona urbana e un altro gruppo per visitare la gente dei villaggi.
L'idea di preparare gente locale è nata per facilitare la trasmissione del messaggio in lingua locale.
Questo ha reso facile la partecipazione della gente soprattutto nei villaggi dove si sono sentiti liberi di fare domande e ricevere risposte chiare per loro.

visita villaggiIn due mesi siamo riuscite a visitare tutte le zone della cittadina di Mongu e i villaggi facenti parte della nostra parrocchia e non.
Alla fine di ogni sessione i partecipanti venivano invitati a dimostrare quello che avevano imparato.
Poi ricevevano una saponetta ciascuno e un disinfettante preparato localmente. Le persone sopra i 50 anni hanno anche ricevuto una mascherina preparata da sarti locali e da noi suore.

La pandemia ci ha fatto aprire gli occhi su situazioni che prima non venivano prese molto sul serio: come la prigione dove abbiamo capito il grosso problema dell'acqua che avevano, insieme anche a problemi di salute e malnutrizione dovuti in parte al numero alto di prigionieri.
La prigione è stata costruita per 200 persone ma in realtà ve ne sono 670. Ci siamo subito organizzate per chiedere fondi per costruire un pozzo e ora il problema dell'acqua è risolto e stanno anche coltivando verdura.
Li stiamo visitando e aiutando anche perché ai loro parenti e amici e proibito visitarli al momento.

Visitare i villaggi e parlare con i capi villaggi raggiungendoli nelle loro case e visitando le famiglie ci ha dato un'altra opportunità per capire i bisogni fondamentali e i problemi che la gente dei villaggi deve affrontare ogni giorno.
consegna mascherinePer esempio una delle misure di prevenzione insegnate era quella di avere una buona dieta in modo da rafforzare il sistema immunitario…. ma tanti stavano già soffrendo la fame aumentata ora con le misure di prevenzione del Covid.
Abbiamo trovato casi di malnutrizione in anziani e bambini.
Un altro problema è l'accesso all'acqua potabile. La gente deve camminare a lungo per trovare acqua.
Tanti bambini e giovani non vanno a scuola perché le famiglie non ha la possibilità di pagare le rette scolastiche.

In tutto questo è meraviglioso vedere la forza, la fede e la speranza di questa gente, specialmente di quelli più deboli e constatare come è vera la promessa di Dio di proteggerli.
Una manifestazione concreta dell'amore di Dio per loro è la generosità dei benefattori. Ultimamente abbiamo ricevuto un'offerta per aiutare persone malnutrite specialmente donne e bambini.
Con l'aiuto di un gruppo di giovani abbiamo deciso di identificare 30 famiglie vulnerabili nella comunità, cattolici e non cattolici.
Per tre giorni li abbiamo visitati, portando loro cibo, ci siamo fermati a chiacchierare con loro e abbiamo pregato per tutti gli infetti del Covid e per la cessazione di questa pandemia.

volontario spiega creazione disinfettanteQuesta esperienza ci ha aperto gli occhi sulla sofferenza vissuta da tanti in silenzio e ha risvegliato in noi un senso di gratitudine per quello che abbiamo, per il dono della vita, i familiari, gli amici e ci ha aiutato a tradurre il nostro amore in azioni concrete.
L'impegno di questi giovani è un segno di speranza, è una testimonianza per tanti della loro età che facilmente si perdono dietro alla moda, ai mass media e tante altre cose che danno una gioia solo superficiale.

La loro sensibilità li ha portati a vedere altri bisogni e a offrirsi per trovare una soluzione. Non hanno risorse come tanti altri giovani ma danno loro stessi, la loro gioia, il loro tempo e buona volontà nel servizio ai loro fratelli e sorelle bisognosi.
In questo modo e grazie all'aiuto economico di persone di buona volontà che hanno la possibilità economica di aiutare, rispondiamo al grido dei più poveri che Dio non abbandona mai.

Noi insieme, siamo diventati i Suoi piedi, le Sue mani e il Suo cuore per dire loro quanto Dio li ama.
Il gesto più recente è stata la costruzione della capanna a una anziana donna che viveva in una capanna cadente.
Concludendo, vogliamo invitare tutti a guardare alle cose positive che questa pandemia ci ha insegnato, ad aprire il nostro cuore, mente e occhi per riuscire a sentire con coloro che affrontano difficoltà intorno a noi.
Cerchiamo di fare quello che è in nostro potere di fare e diciamo no all'individualismo e all’indifferenza.

Sr. Omaira Martin