donna kuchinateDa due settimane, noi Suore Missionarie Comboniane di Betania siamo chiuse in casa, per proteggere soprattutto le sorelle più anziane.
In questo contesto il nostro servizio ai migranti vittime di tortura e della tratta continua con creatività nel rispetto delle regole date per il contenimento del covid-19.

A Kuchinate, all'inizio abbiamo informato tutte le persone che erano in contatto con noi sui rischi di contagio e su come seguire le regole di igiene e distanziamento date dal governo, per evitare la diffusione della malattia. Alle persone ad alto rischio, così come ai volontari, abbiamo distribuito mascherine e guanti protettivi.

Le donne di Kuchinate lavorano da casa, producendo cestini all'uncinetto, bambole, bloc notes coperti con tessuti africani.
Il materiale viene consegnato a casa dalle volontarie israeliane, donne meravigliose che si dedicano con passione e solidarietà ad aiutare i nostri fratelli e sorelle richiedenti asilo. I prodotti vengono poi venduti sul sito web, evitando ogni contatto.

Il lavoro, per chi ha sofferto violenza, è una terapia ed è fondamentale per resistere psicologicamente ed economicamente in questo momento tanto difficile.
Senza guadagno non possono pagare l'affitto e morirebbero di fame. Già è difficile resistere 24 ore al giorno in piccole stanze, con tutta la famiglia, bambini ed adulti insieme. Spesso piango, per questa situazione dolorosa e per il mio sentirmi impotente.

azezet con bimboLe donne che seguiamo sono 300. Quaranta di loro si trovano in situazione di particolare pericolo e vulnerabilità, sonno mamme sole con patologie di salute gravi.
A loro garantiamo una borsa spesa settimanale, per assicurare una buona alimentazione. Anche questa viene poi consegnata dai volontari.

Da casa continuo personalmente ad offrire all’ospedale il mio servizio di traduzione via telefono, quando in ospedale arrivano migranti sudanesi, eritrei o etiopici.
Ogni giorno organizzo incontri online con le donne ed invio messaggi spirituali, invitando alla preghiera e alla speranza: un salmo, una frase detta da Papa Francesco, una preghiera. Tante ore le passo al telefono con loro, per ascoltare, incoraggiare, fare sentire che non sono soli.

Sempre online partecipo al coordinamento delle organizzazioni impegnate con i migranti. Insieme stiamo chiedendo al governo israeliano che includa i lavoratori migranti nel piano di assistenza, mettendo a disposizione la quota della penale pagata da lavoratori stranieri e impresari per aver dato lavoro a persone straniere. In questi giorni, chiusa in casa, lavoro più di prima.

Sr Azezet Kidane