federica con piccolo pazienteVoglio condividere con tutti voi che state leggendo la mia meravigliosa e profonda esperienza a Karak, presso l’ospedale italiano, gestito dalle Suore Missionarie Comboniane.
Conoscevo già la Giordania, una terra che ha risuonato moltissimo con la mia essenza più profonda.
I profumi dei “Suk”, il rintocco della preghiera mussulmana (sapeste che commozione… perché in fondo siamo tutti connessi dall’amore universale di Dio, siamo tutti suoi figli), la capitale Amman, Karak e il suo Castello, Wadi Rum, Aqaba, Mar Morto, Monte Nebo e la Fonte Battesimale (visitata due volte), brividi di emozione pura scorrevano dentro me, anche ora che lo rivivo raccontandolo.

Il vento sul mio viso mentre ero presente ad ogni passo sulla terra (per me già Santa da questo territorio), cosciente del fatto che stavo ripercorrendo strade “attraversate” da Giovanni Battista, Mosè e Gesù.

Sono arrivata al fiume Giordano e ad un passo (nel vero senso) potevo sfiorare la Terra di Israele.
Ho pregato e meditato, su quanto ero fortunata di essere lì, in quel momento… ma tutti sappiamo che ci sono emozioni difficili da scrivere e che sentiamo vive nel cuore e in ogni singola cellula del nostro corpo, come se alcuni luoghi ed esperienze ci appartenessero da sempre.

Ritornata a Roma, sentivo un cordone spezzato, volevo riprendere il primo aereo per Amman.
La Giordania mi era entrata nel cuore.
A quel punto mi sono chiesta: “Come posso aiutare, con il mio lavoro, questa terra che mi è rimasta dentro?”

È arrivato il momento di presentarmi: mi chiamo Federica, ho due splendide e vivaci figlie e svolgo un lavoro che considero “Missione”, sono una fisioterapista. Lavoro da quasi 20 anni ed amo il mio lavoro; ecco perché quella vocina dentro, da quel giorno, non mi ha più lasciata.
Ho aperto “Google”, ho cercato OSPEDALE IN GIORDANIA e mi è apparso subito “Ospedale italiano” a Karak. I contatti erano anche in Italia, precisamente a Roma e, pazzesco, la sede delle Suore Comboniane era vicino a casa mia.
Mi sono detta: “Federica, questo è un segno!”

federica con alcune mammeNon ci ho pensato due volte, mi sono sentita guidata. Ho chiamato per avere informazioni, ma la Suora responsabile era fuori Italia e così ho lasciato un messaggio.
Suor Orietta mi ha ricontattata una settimana prima della mia partenza per la Giordania. È stata fantastica, in un giorno mi ha messo in collegamento con le Sorelle che operano a Karak, in ospedale, dicendomi: ”Quando vuoi, loro ti aspettano!”.
Accolta, prima ancora di conoscerci.

Tutto stava accadendo in modo fluido e spontaneo, come se quell’incontro fosse pronto per me. Non vedevo l’ora di conoscerle, di visitare l’ospedale, di toccare con mano la loro realtà sanitaria.
Quando arrivo mi accoglie Suora Alessandra che si occupa, tra le tante cose, dell’Amministrazione ospedaliera. Abbiamo trascorso due ore intense di racconti, io ero nell’ ascolto più totale.
Entrambe eravamo con il cuore aperto e connesso. Le ho chiesto: “Come posso aiutarvi concretamente?” e lei mi ha risposto: “Quando vuoi, noi siamo qui, ci farebbe tanto piacere se ti alternassi con gli altri fisioterapisti… c’è tanto da fare”.

Sentivo il mio cuore colmo di gioia. Aiutare e contribuire al miglioramento della riabilitazione. Ero felicissima.
A Karak, le “Sisters” (come piace chiamarle a me) lavorano con professionalità e presenza sul territorio; hanno reso possibile una dignitosa qualità di vita sanitaria a centinaia e centinaia di persone, donne, bambini (scappati e sopravvissuti alla guerra in Siria) ed anziani che altrimenti sarebbero stati isolati e privati delle cure mediche essenziali.

Grazie ai Neurologi ed ai colleghi Fisioterapisti dell’Ospedale Bambino Gesù è nata, la RIABILITAZIONE NEUROLOGICA E ORTOPEDICA PER BAMBINI. Bimbi che hanno potuto camminare e conquistare la stazione eretta.
A Natale, quindi, sono ritornata in Giordania ed ho iniziato la mia collaborazione. Ero strafelice di contribuire con la mia professione al miglioramento fisioterapico dei bambini con p.c.i. (paralisi cerebrale infantile) ed altre patologie.

federica in giordaniaCon loro non è necessario conoscere l’arabo o l’inglese, basta uno sguardo, qualche canzoncina e ci capiamo subito.
Per dieci intensi, emozionanti giorni, ho lavorato in Fisioterapia, al mio fianco c’erano le due ragazze che da qualche anno si sono inserite benissimo nella riabilitazione. Mettono in pratica gli insegnamenti che noi diamo.
Un campo non facile, a volte, ma immensamente costruttivo e che ti fa ringraziare la vita, ogni giorno per quello che abbiamo.

Ho conosciuto le famiglie dei bambini. Percorrono chilometri per portare i loro figlioli in terapia. Collaborano ed eseguono a casa gli esercizi che vedono fare. Una grande umiltà, da imitare e non dimenticare.
Le Sisters sono state con me, come una vera famiglia. Mi hanno accolta come se fossi stata lì da sempre. Mi sono sentita veramente a casa! Lo dico a gran voce.
Suor Adele, la Responsabile, anche della Fiosioterapia, è stata sempre con me, una figura presente, anche quando aveva mille cose da fare. Una intesa incredibile. Le ringrazio una ad una e le porto con me, ogni giorno, nel cuore.

Prego, affinché in tanti conoscano queste encomiabili realtà. Lontane dai nostri occhi, dal clamore dei social. Esse non fanno rumore, ma esistono e quanto bene seminano ogni giorno. Portano avanti e permettono una evoluzione continua a questo Popolo.
Voglio che tanti sappiano del loro operato, della loro missione…. Missione che sento, oramai, anche mia. Non posso più farne a meno.

A presto, Sisters! A presto, Bimbi! A presto Giordania!
Grazie per tutto quello che mi avete dato e insegnato.
Pace a tutti noi,
con Amore,
Federica