scuola haro watoIl mattino presto i bambini della nostra scuola arrivano di corsa per prendere i primi posti sulle altalene e giocare a palla, nonostante il freddo e la nebbia che spesso vediamo fra queste montagne Uraga.
Siamo nel sud dell’Etiopia, a 2.250 metri di altitudine; qui le piogge sono abbondanti e il freddo intenso, ma ai bambini poco importa, perché è grande il loro desiderio di imparare.
La nostra scuola si trova a Sollamo, una cittadina che si sta ingrandendo sempre di più, abitata principalmente dal popolo Gujji e Gedeo, anche se oggigiorno si possono trovare persone di differenti etnie venute a cercare lavoro.

Nella scuola materna abbiamo tre classi che ospitano ognuna tra i 60 e 70 bambini. I giorni delle iscrizioni sono pesanti: i numeri dei posti sono limitati e spesso dobbiamo estrarli a sorte tra le numerose richieste pervenute… chi non è stato fortunato persevera nella richiesta di un posto per il suo bambino fino all’esasperazione.

Nella scuola elementare, che è fino alla quarta, ci sono cinque classi, proprio perché per far fronte alle numerose richieste abbiamo creato una classe doppia. I genitori vorrebbero che la scuola continuasse fino all’ottava classe per questo ci hanno dato un pezzo di terreno e quest’anno si sono radunati diverse volte per bambini haro watoraccogliere fondi per contribuire alla costruzione; il comitato dei genitori ha persino aperto un conto in banca per questo scopo.

Shittaiè (che significa “mio profumo”) vive vicino alla scuola elementare ed è la prima di nove fratelli. Lei e la sorelle minore sono il sostegno della famiglia, insieme vanno alla scuola governativa, mentre, nel tempo libero a turno, al mattino, vendono thè e pane agli studenti durante la ricreazione e al pomeriggio fanno le pulizie nella scuola.
È una gioia per me vedere il cambiamento avvenuto nella loro vita durante questi otto anni che sono state in questa missione, grazie al loro lavoro e alla loro buona volontà; hanno migliorato la loro vita e quella della loro famiglia. E non sono le uniche… sono tante le famiglie che con l’educazione ed il lavoro migliorano le proprie condizioni di vita.

Marta invece si dedica ai bambini della scuola materna. Sia lei, che la mamma che una sorella, soffrono di elefantiasi. La famiglia è composta da dieci figli, il padre lavora a giornata, ma spesso perde il suo guadagno nell’alcool.
Marta adesso riesce a mantenere la sua famiglia con il lavoro che le abbiamo affidato. Prepara la merenda ai bambini, cereali cotti, ogni giorno diversi. Nell’intervallo li segue, li sorveglia, si dedica a loro quando hanno bisogno… insieme ai maestri è praticamente il mio “braccio destro”.

I nostri bambini fin da piccolo imparano l’inglese, l’amarico e l’oromo, ma sono così impegnati che alla volte durante l’intervallo li trovo in classe a giocare “alla maestra”. Sono sempre molto affettuosi e nella loro cultura hanno un particolare gesto di saluto: ti vengono incontro e ti abbracciandoti la vita e guardandoti con i loro occhi sempre pieni di gioia.

Sr Tilde Ravasi.

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